Il Meccanismo di Lotta e Fuga nei disturbi di Ansia

Proviamo a  spiegare ciò che accade nel nostro corpo in situazioni di allarme e quali meccanismi fisiologici sono coinvolti, quali cambiamenti si verificano quando l’ansia diventa un problema e tende a rimanere come tale. Vediamo più da vicino.

Nel 1929 W. Cannon parò del Il Meccanismo di Lotta e Fuga nei disturbi di Ansia, dal momento che quest’ultima è una reazione primitiva e si manifesta se ci troviamo in una situazione di pericolo (incendio di un edificio, per esempio) e bisogna essere preparati ad un intervento immediato. Sono perciò necessari un certo numero di cambiamenti, con l’obiettivo di superare con successo la situazione (sfuggire alle fiamme e quindi sopravvivere).

risposta lotta fuga ansiaLo scopo dell’ ansia è quello di proteggere il corpo da tutti gli eventi ostili esterni. Il nostro meccanismo di difesa attuale è l’eredità della nostra evoluzione, quello che abbiamo sviluppato in passato nel corso di migliaia di anni di evoluzione.

I pericoli a cui siamo stati esposti, I nostri antenati erano esposti a problemi che facevano scaturire le funzioni di sopravvivenza primaria di lotta o di fuga (combattere, nascondersi, cacciare cibo) tutte queste sono azioni che richiedono l’attivazione di mente e muscoli sono parte integrante di un Meccanismo di Lotta e Fuga nei disturbi di Ansia.

Nella nostra vita di ogni giorno non ci sono pericoli simili ma nella parte più profonda della nostra mente, in caso di ansia, esiste una componente primitiva che si attiva in presenza di un pericolo.

Per coordinare questa attivazione fra cervello e corpo sono necessari una serie di cambiamenti fisici che coinvolgano il sistema nervoso autonomo (SNA) conosciuto anche come sistema nervoso vegetativo. Cerchiamo quindi di conoscere un po’ meglio questo tipo di sistema, prima di descrivere la reazione istintiva di attacco  e fuga.

Il S.N.A e parte del sistema nervoso periferico sono integrate all’interno di un sistema involontario che regola importanti funzioni come digestione, circolazione sanguigna, respirazione e metabolismo.

Attraverso questo sistema avviene il controllo della frequenza cardiaca, la contrazione e la dilatazione dei vasi sanguigni, la contrazione e rilassamento della muscolatura liscia in diversi organi, la messa a fuoco visiva, la dimensione della pupilla e le secrezioni delle ghiandole esogene ed endocrine.

Il sistema nervoso autonomo è suddiviso in due sottosistemi che hanno funzioni diverse. Nel sistema nervoso simpatico, responsabile della preparazione del corpo all’azione  viene prodotta l’energia di cui il corpo ha bisogno. Questo rilascia due sostanze chimiche (adrenalina e noradrenalina) che innescano una risposta completa cioè tutti quei sintomi che compongono la risposta dell’ansia (di lotta o fuga) sono l’espressione di questa reazione.

L’azione del sistema nervoso parasimpatico si verifica di fronte agli effetti sul sistema nervoso simpatico. Promuove la disattivazione, il recupero e il ripristino delle funzioni del corpo, oltre a portare avanti l’immagazzinaggio e la conservazione dell’energia. Tutto questo si attua attraverso un neurotrasmettitore chiamato acetilcolina.

Analizzato un po’ più da vicino il sistema nervoso autonomo possiamo tornare alla descrizione dettagliata della risposta di lotta e fuga. Abbiamo detto che questo tipo di risposta ci prepara ad affrontare il pericolo, allora cosa accade quando il nostro cervello (corteccia cerebrale, amigdala) si attiva in una situazione pericolosa?

Esso comunica con il sistema nervoso autonomo, il quale attiva il ramo simpatico, portando una serie di cambiamenti fisici per preparare il corpo alla lotta e alla fuga.

Vediamo questi cambiamenti raggruppati per sistemi:

Sistema muscolare: abbiamo bisogno di tutta l’energia dei grandi gruppi muscolari (gambe,braccia,ecc) in azione, potendoli sforzare ad agire per sfuggire o combattere l’ostacolo.

Visione: le pupille si dilatano per avere una visione più nitida, per avere una vista migliore al centro del campo visivo in cui di solito si aspetta il pericolo per capire se lottare o fuggire.

Sistema cardiovascolare: esso è responsabile per il trasporto e la consegna di sostanze nutritive e ossigeno, inoltre serve ad aumentare la velocità e la forza del battito cardiaco in modo che gli arti e dei muscoli ricevano più nutrimento e più ossigeno.

La circolazione del flusso sanguigno: necessaria in modo che i muscoli che sono direttamente connessi all’attività fisica in questione ricevano più sangue, e ne arrivi meno alle parti del corpo che non sono necessarie. A livello cerebrale c’è anche una ridistribuzione del sangue che si attiva sul lato l’area frontale (aria legata al ragionamento) dove il flusso diminuisce e in secondo luogo le zolle relative alle risposte motorie e alle aree visive (necessarie per combattere). L’aumento e la distribuzione del flusso sanguigno nel cervello possono provocare vertigine e confusione per ostacolare funzioni cognitive superiori come la pianificazione del ragionamento, che verrà ristabilito quando lo stato di allarme sarà scomparso.

Apparato respiratorio: la preparazione del corpo alla reazione rapida e intensa richiede un’energia extra (carboidrati liquidi), queste materie prime vengono trasformate in energia attraverso processi di combustione fornendo il carburante necessario al nostro corpo e ne occorrono grandi quantità.

Il sistema esogeno: Il processo di attivazione della risposta attacco fuga provoca un aumento della temperatura corporea e il corpo compensa tutto questo aumentando la traspirazione per raffreddarsi. Inoltre, la pelle che diventa scivolosa grazie al sudore ostacola la cattura da parte di un possibile aggressore.

Tutti questi cambiamenti costituiscono la risposta fisiologica dell’ansia, risposta che a sua volta finisce per influenzare e modificare le risposte cognitive e comportamentali. Passiamo quindi a descrivere in che modo questo si compie.

I processi emotivi giocano un ruolo di primo piano nella risposta dell’ ansia: in certi momenti si considerano più segnali relativi alla minaccia in questione, si produce un cambiamento delle priorità delle azioni che possiamo compiere, così il pericolo associato riceve uno stato preferenziale. L’obiettivo principale è quello di proteggersi e proteggere le persone coinvolte nel pericolo per superare l’ostacolo.

  • Lotta: affrontare il problema;
  • Fuga: sfuggire alla situazione di minaccia;
  • Paralisi: Rimanere paralizzato o immobilizzato alla situazione minacciosa. Si tratta di una risposta comune nel regno animale ed è l’alternativa più efficace nei casi in cui non è possibile applicare le regole precedenti;

Quando finisce questa reazione di difesa?

La reazione di solito rallenta e regredisce quando ci sentiamo al sicuro e il pericolo non è più presente.

Per frenare la risposta dell’ansia, in genere il sistema nervoso è solito agire da un lato con il sistema nervoso parasimpatico che, come si è visto sopra, è responsabile della protezione e della messa al sicuro del corpo; dall’altro invece, il corpo rilascia sostanze che riducono adrenalina e noradrenalina con conseguente sensazione di rilassamento e disattivazione delle precedenti istruzioni. Visto che l’ansia ha un valore adattativo per la nostra sopravvivenza, quando diventa un problema?

Se l’ansia è un episodio sporadico, di breve intensità e durata,ma poi successivamente  si ripete  con durata e intensità sempre maggiori, allora in quest’ultimo caso si considera ansia patologica e si richiede un aiuto.

Se l’ansia rimane, se l’ansia comporta un elevato grado di sofferenza, interferisce notevolmente nelle aree vitali della persona sofferente, causando disagio diffuso, questo va a colpire le abitudini fondamentali della persona, ritmi del sonno, l’alimentazione e livello generale di attenzione, se si arriva ad un tale livello, allora l’ansia diventa un ostacolo per la sopravvivenza.

Seguendo questi criteri dovremmo considerare che siamo sottoposti a livelli  molto di stress molto intensi e i fenomeni di ansia, quelli che permettono al corpo di concentrarsi sull’azione (lotta, fuga, analisi logica della situazione che può creare problemi come attenzione al pericolo, difficoltà a considerare chiaramente lo stato di confusione, vertigini e stati di irrealtà).

L’aumento della frequenza respiratoria è ideale per avere maggiore apporto di ossigeno ai muscoli, però essa può tramutarsi in iperventilazione, il che significa che il livello di anidride carbonica nel sangue è ridotto e si manifestano una serie di sensazioni sgradevoli: formicolio, vertigini, debolezza, svenimento, sudorazione, brividi, visione offuscata, tachicardia, sensazione di soffocamento, fremiti, estraniamento dalla realtà, dolori, senso di oppressione al petto, respiro corto e stanchezza.

Normalmente Il Meccanismo di Lotta e Fuga nei disturbi di Ansia che abbiamo descritto sopra, e l’attivazione fisica che ne deriva, è vissuto in modo molto rapido e utile durante una situazione pericolosa che coinvolge il movimento e l’azione in senso generico.

Il punto è che molte delle situazioni minacciose che l’uomo moderno deve affrontare richiedono soluzioni del genere, infatti e assai remoto che l’uomo debba affrontare un feroce carnivoro che cerca di sbranarlo. Queste reazioni eccessive potrebbero essere vissute come un allarme, un’interferenza, piuttosto che qualcosa in grado di facilitare la risoluzione di tali contesti.

Concludiamo questo articolo notando che la nostra risposta viscerale e autonoma a situazioni di minaccia è un’eredità di quella che, per centinaia di anni, ha aiutato l’uomo ad adattarsi a sopravvivere in ambienti ostili.

Le fonti di rischio possono essere cambiate per motivi naturali, motivi sociali o di altro tipo, ma Il Meccanismo di Lotta e Fuga nei disturbi di Ansia è rimasto ed è essenzialmente lo stesso.

Ultimo aggiornamento:settembre 29, 2014