CONSAPEVOLMENTE CORPO

ANGELO MAMMETTI

Dopo 40 anni di ricerca personale.

Angelo Mammetti

http://www.consapevolmentecorpo.it/

 

In questi ultimi 40 anni, chiunque si sia messo alla “ricerca” si è trovato a convivere con la lotta a contrapposizione fra il pensare con il modo della “new age” e il format del “costituito”, condiviso dalla stragrande maggioranza della popolazione mondiale.

In entrambe le direzioni, chi sentiva il bisogno di avere delle risposte alle sue domande esistenziali, aveva a disposizione migliaia di percorsi, e, senza nessuna garanzia, doveva sperare che gli andasse bene.

Che l’ “informazione” che riceveva fosse perlomeno utile, anche se non propriamente vera.

Ciò che si scopre ora è che, sempre in entrambe le direzioni, quello che stava alla base era il bisogno di pochi di sfruttare le paure di molti per ricavarne potere e denaro (in gran parte sinonimi).

Anch’io ho speso i miei soldoni, acquisendo, alla fine, conoscenze che non erano nemmeno previste nei pacchetti di offerta che avevo comperato.

Quello che so ora è che se avessi trovato chi (o cosa) fosse stato in grado di aiutarmi a fare le domande giuste, avrei ottenuto le risposte che servivano a me. Ho trovato, invece, solo chi voleva farmi credere di avere le risposte. Che però erano e rimangono le risposte alle sue domande.

Mi domando come sarebbe stato se lo avessi incontrato, ma la ovvia risposta è che non sarebbe così come è ora.

Quello che succede adesso è che - complice internet per chi cerca di usarlo correttamente - si stanno manifestando delle visioni della cosiddetta realtà completamente destrutturate da come si credeva fossero fino a pochi “giorni” fa.

In un’infinità di ambiti, ciò che si riteneva il pregio per eccellenza, la specializzazione, è caduto in disgrazia e il “ricercatore” è sempre più olistico, cerca sempre di più di mettere insieme le informazioni che riceve da tutte le direzioni.

Ma c’è un problema: le credenze e le convinzioni che ha, le informazioni che crede vere.

È questo che ho capito in questi 40 anni, e cioè che per quanto importanti, utili, utilizzabili, concrete, fondamentali siano le informazioni, se non sono congrue alle convinzioni e credenze esistenti, il cervello le rifiuta, semplicemente.

Ecco l’importanza di fare le domande giuste: perché trovare le risposte giuste significa che il cervello non le rifiuta, che sono congrue a come si è pensato fino a quel momento, e che, quindi, mantengono intatto lo status quo che invece si sta cercando di cambiare.

Se non ci si fanno le domande giuste, alla fine si cercano solo risposte consolatorie e rassicuranti… che consolano e rassicurano ciò che già esiste.

Messa così, uno dice: “E trovale tu le domande giuste…” perché, in fin dei conti, uno si domanda cosa voglia dire quel “giuste” e se ha a che vedere anche quello con le connessioni neuronali esistenti. Vero.

Ma abbiamo un sistema, che non consideriamo mai come valido, per valutare con più concretezza possibile se siamo o no sulla strada “giusta”: il corpo.

Il metodo che ho messo in atto su di me (soprattutto) e con alcune centinaia di persone individualmente e in gruppi, è un lavoro sul corpo che parte da un semplice ragionamento: se le nostre reazioni emotive a ciò che ci succede si generano in base alle idee sulla realtà che ci siamo fatti nell’arco della nostra vita e creano delle contrazioni muscolari croniche inconsce che servono per mantenere intatte quelle idee, cosa succederebbe a quelle connessioni neuronali/idee se riuscissimo a sbloccare quelle contrazioni muscolari ad esse correlate?

(QUI  trovate ulteriori informazioni a riguardo).

Gli effetti desiderati avvengono, quindi, perché si destruttura lo status quo. E le risposte arrivano da sole (spesso, però, non sono quelle che ci aspettavamo e che

dipendevano dalle idee che avevamo prima).

Il succo del lavoro sta nel portare alla coscienza ciò che si sta facendo a livello inconscio sulla muscolatura striata e volontaria, per poi, visto che è volontaria, smettere di farlo.

Invece di essere prigionieri di modalità inconsce e ripetitive, si riesce, finalmente, a concretizzare un’azione deliberata, libera.

Cosa a che fare questo con il cercare le domande giuste e non le risposte? Come esempio posso suggerire un’osservazione: se ci si concentra sulla risposta (pensate alle parole incrociate, o ad un quiz) la respirazione diventa superficiale e spesso stiamo in apnea, se facciamo una domanda a qualcuno, invece, aspettando la risposta (che non sappiamo quale sarà), respiriamo normalmente.

Ha molto a che fare con l’ansia, no?

Non vi tedio oltre: se desiderate saperne di più, sono in attesa di vostre notizie.

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Le nostre conoscenze sono strutturate in una rete interconnessa del cervello, strutturato e radicato in una certa forma mentis, all'interno del quale ogni dato è coerente con altri, cosicché l'intera rete si sostiene reciprocamente.

Quando un'informazione deve essere inserita all'interno della rete, essa viene "processata" per stabilire il suo grado di coerenza con la rete, ossia di compatibilità con le altre conoscenze contenute nella rete.... Scopri di più

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